Le truffe agli anziani #5

Ogni anno migliaia di persone anziane diventano vittime di truffe.
Non si parla di una semplice perdita economica, ma di un evento traumatico che può compromettere il senso di sicurezza, la fiducia negli altri e l’autonomia della persona, arrivando ad impedire anche la denuncia.
È importante superare un luogo comune: “le persone anziane vengono truffate perché sono ingenue”; in realtà accade perché i truffatori sono professionisti della manipolazione. Essi conoscono i meccanismi psicologici che guidano il comportamento umano e sfruttano vulnerabilità che appartengono a tutti noi.
Nessuna vittima è responsabile della truffa subita. Piuttosto, esistono fattori di rischio che aumentano l’esposizione e fattori di protezione che possono essere rafforzati attraverso interventi di prevenzione e formazione.

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Perché gli anziani sono un bersaglio privilegiato?

L’età, di per sé, non rappresenta un fattore di rischio. È invece la presenza contemporanea di alcune condizioni a rendere una persona più vulnerabile.

I principali fattori di rischio sono:

  1. isolamento sociale e solitudine;
  2. ridotta alfabetizzazione digitale;
  3. fiducia nelle istituzioni;
  4. disponibilità di risparmi accumulati nel corso della vita;
  5. timore di disturbare figli o nipoti chiedendo conferma di una situazione sospetta.
 

Quali sono le truffe più frequenti?

La truffa del finto familiare

È una delle truffe più diffuse. La vittima riceve una telefonata da qualcuno che si presenta come figlio, nipote o altro familiare e racconta di essere coinvolto, o di aver causato un incidente e di avere urgente bisogno di denaro. Poco dopo arriva un complice a ritirare contanti o gioielli.
L’obiettivo è impedire qualsiasi verifica con i veri familiari, facendo leva sull’ansia e sull’urgenza.

Il falso appartenente alle Forze dell'Ordine o ad enti pubblici

Il truffatore si presenta come carabiniere, poliziotto, tecnico del gas, operatore di qualche azienda.
Con una motivazione apparentemente credibile (fuga di gas o acqua contaminata, ad esempio) ottiene l’accesso all’abitazione e convince la vittima a consegnare denaro e oggetti di valore.
È fondamentale non mostrare neanche le bollette ricevute, perché i dati su scritti potrebbero essere sufficienti per l’apertura di nuovi contratti molto più costosi.
Tendiamo a fidarci di chi appare competente o ricopre un ruolo istituzionale.
Uniformi, tesserini, linguaggio tecnico e riferimenti a banche o istituzioni aumentano la credibilità del truffatore.

Le truffe telefoniche e digitali

Comunicazioni tramite email o SMS dalla finta banca, richieste di aggiornamento delle credenziali bancarie.

Le false vendite e gli investimenti

Proposte di investimenti “sicuri”, offerte irripetibili, dispositivi sanitari miracolosi o contratti energetici particolarmente vantaggiosi.
Sfruttano la pressione e l’urgenza per ottenere firme o pagamenti immediati.

L'urgenza

Quando crediamo di avere pochissimo tempo per decidere, la nostra lucidità diminuisce.
Frasi come “deve decidere subito”, “suo nipote è in ospedale” o “il conto verrà bloccato entro pochi minuti” servono proprio a impedire qualsiasi verifica.
Molti truffatori, inoltre, costruiscono un’apparente relazione di disponibilità e gentilezza prima di avanzare richieste economiche.
Paura, ansia, senso di colpa, compassione e affetto riducono temporaneamente la capacità di analizzare criticamente una situazione.
Per questo motivo le truffe funzionano quasi sempre facendo leva su emozioni molto intense.

 

Perché queste truffe funzionano?

Se qualcuno conosce il nostro nome, quello dei nostri figli o alcune informazioni personali, tendiamo inconsciamente a considerarlo più affidabile.

Come riconoscere una truffa?

Ridurre il fenomeno all’ingenuità delle vittime è un errore molto grave.

Esistono alcuni segnali ricorrenti:
– richiesta di decidere immediatamente;
– invito a mantenere il segreto;
– emergenze improvvise;
– richiesta di denaro in contanti o bonifici immediati.
Quando compare anche uno solo di questi elementi, la strategia migliore consiste nell’interrompere la conversazione e verificare autonomamente la situazione contattando direttamente il familiare, la banca o l’ente interessato.

 

Come posso proteggere i miei cari?

La prevenzione delle truffe non può ricadere esclusivamente sulla persona anziana. È una responsabilità condivisa che coinvolge famiglie, istituzioni, banche, associazioni, servizi sociali e comunità locali.

– una rete familiare e sociale attiva;
– parlare apertamente anche in delle nuove truffe;
– partecipare a incontri informativi;
– stabilire procedure familiari condivise (ad esempio una parola chiave per le vere emergenze);
– concedersi sempre il tempo di riflettere.


Il tempo rappresenta uno dei più efficaci strumenti di prevenzione: quasi tutte le truffe hanno bisogno che la vittima agisca impulsivamente.

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